È un'invasione: i live action sono dappertutto! Il cinema non ha più fonti d'ispirazione?

Un film live action quanto deve essere fedele all'originale? Sono meglio gli attori in carne e ossa o i grandi classici Disney? Con gli anime, poi, è una lunga guerra...

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Che cos'è un film live action? La domanda sprge spontanea per chi non è un assiduo frequentatore delle sale cinematografiche ma ogni tanto legge, nella tag line del film, queste due misteriose parole. Live action. Azione dal vivo. In pratica, quindi, potresti obiettare che qualsiasi film sulla faccia della Terra è già un live action. Ma non è così (perdona per qualche riga il tono da Wikipedia). 

Il termine live action va infatti inteso come un film interpretato da attori "in carne e ossa" e in opposizione quindi ai film di animazione. Qualsiasi tipo di animazione: disegno, computer grafica, passo uno, ecc.

Perché, tuttavia, specificare che si tratta di un film live action? Perché diventa qualcosa di fondamentale se si tratta di un'opera che risulta essere un adattamento di disegni animati, fumetti o videogiochi. Gli esempi sono più semplici di qualsiasi spiegazione. Pensa a queste cinque parole: "La bella e la bestia". Che cosa ti viene in mente? Di certo il classico Disney, uno dei capolavori d'animazione che ha cresciuto eserciti di aspiranti principesse. Bene, il live action della Bella e la bestia diventa quindi la versione, sempre per il grande schermo, in cui la nostra Belle perde i tratti stilizzati del disegno e assume la fisionomia precisa di qualche bella attrice (in questo caso si tratta di Emma Watson, ma ne riparleremo).

Il termine live action appare quindi nel titolo (a volte solo in quello di lavorazione, come nel caso del film I Flintstones chiamato The Flintstones: The Live-Action Movie) o nella tag line, oltre che nei commenti della critica: impossibile non citarlo al fine di evitare qualsiasi confusione con l'opera "originale". Che in quasi tutti questi casi è un lavoro di animazione, appunto.

A voler essere maestrini, va addirittura specificato che l'etichetta di live action, una volta diffusasi anche al di fuori del mondo anglosassone, ha fatto sì che in Italia si andassero abitualmente ad identificare come live action solo i film che derivano dall'adattamento di un'opera già esistente e di animazione.

Ultimissima precisazione: all'interno della categoria live action si contno anche tutti quegli attori che recitano in un film che è per metà animazione e per metà azione dal vero, come il personaggio di Bob Hoskins in Chi ha incastrato Roger Rabbit (fra l'altro ispirato a un libro) di Robert Zemeckis, Michael Jordan in Space Jam, o ancora come nel film Looney Tunes: Back in Action e Brad Pitt in Fuga dal mondo dei sogni.

Fatta un po' di chiarezza sui i live action e su che cosa sono, veniamo al dunque: perché parlare del mondo live action? La risposta è già nella domanda: perché si tratta, appunto, di un mondo a parte. Forse non te ne ei ancora reso conto ma sono sempre più numerosi, sempre più apprezati e sempre più diffusi i live action dei più famosi cartoni animati Disney.

Il fenomeno, inoltre, non riguarda solo l'impero di Topolino, ma anche settori dell'intrattenimento che solitamente non fanno parte del flusso più mainstream: parliamo ovviamente anche dei lungometraggi anime, che dal Giappone sembrano aver conquistato, soprattutto negli ultimi anni, l'interesse di Hollywood.

Cartoni animati della Disney che diventano film: solo una moda passeggera o un trend in crescita?

Se è vero che negli ultimi anni stiamo assistendo a un vero e proprio boom di live action basati sui grandi classici della Disney, va però citato il fatto che le prime spie di questo "fenomeno" si sono accese già negli anni Novanta.

Il 17esimo film d'animazione della Disney uscì per la prima volta nelle sale americane il 25 gennaio del 1961. Era La carica dei cento e uno, diretto da Wolfgang Reitherman, Hamilton Luske e Clyde Geronim. Come è possibile che la cara Crudelia De Mon sia così vecchia? In Italia la pellicola sembra più giovane forse perché a godere di maggior diffusione e di più popolarità fu la riedizione degli anni Settanta, La carica dei 101.

Ebbene, come spesso accade per le pellicole della Disney quella non fu la sola ed unica riedizione del film. Nel nostro paese seguirono anche quella del 1978, del 1985, del 1995 e del 2012. Quindi, dopo le riedizioni (americana del 1991 e italiana del 1995) i cinema di tutto il mondo erano ormai pronti per accogliere La carica dei 101 - Questa volta la magia è vera (101 Dalmatians) il film – ovviamente live action – del 1996 diretto da Stephen Herek.

La caccia alle differenze rispetto al cartone animato (la stessa che avviene puntualmente ogni volta in cui un film si basa su un libro molto noto al grande pubblico) è stata spietata. Ed, effettivamente, le discrepanze non sono state poche, e comprendono sequenze a volte molto vistose: la fuga dei cani, per esempio, dura alcuni giorni nel cartone, ma nel film si riduce a una sola notte. Al di là delle coerenze narrative, importa notare che il live action piacque. Anche alla critica, tanto che per i Goldeng Globes di qeull'anno di fu una Nomination come Migliore attrice in un film commedia o musicale a Glenn Close.

"L'esperimento" era andato bene: il live action, anche di uno dei lavori più importanti della Disney, non ha sucitato alcuna levata di scudi.

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L'epoca d'oro dei classici Disney. Ma in versione live action

Il proliferare dell produzioni live action è molto più recente. A soprendere è la portata del fenomeno e il successo che sta ottendo nelle sale cinematografiche. Prova a pensarci: negli ultimi anni si sono alternati sul grande schermo e in ordine sparso: Cenerentola, La Bella addormentata nel bosco, Tarzan, Il libro della giungla, Alice nel Paese delle meraviglie... Tra poco arriverà anche La bella e la bestia e in un futuro molto prossimo sarà la volta anche di Mulan (da poco è stato annunciato che la regista sarà Niki Caro).

Per una parte in un film Disney non si sono tirati indietro nemmeno i grandi nomi di Hollywood, che anzi hanno contribuito a rilanciare la "moda" del live action. Ovviamente anche in questo caso gli esempi abbondano.

Si può incomiciare con il citare Alice in Wonderland, live action del 2010 diretto da Tim Burton. E con un cast eccezionale, in cui figurano Johnny Depp, Mia Wasikowska, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter e Crispin Glove. Certo, per poter muoversi con un certa libertà rispetto ai legacci tanto del romanzo quando del film Disney (per ragazzi ma non solo), il film ha adottato un escamotage di comodo e, tutto sommato, efficacie: la pellicola, infatti, narra di eventi seguenti alle avventure vissute dalla ragazzina narrate nel romanzo Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll: la protagonista, insomma, è cresciuta e non ha più tredici anni; ne ha ormai diciannove.

E se il live action va così bene, soprattutto in termini di incassi, allora perché non provare la strada del sequel? Così è stato: Alice attraverso lo specchio (Alice Through the Looking Glass) esce nel 2016, diretto da James Bobin, e ovviamente viene riconfermato anche il cast principale del primo film.

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Alla regina di Hollywood piace fare la cattivona. O forse no?

Maleficent è un titolo molto importante quando si parla di live action per due motivi. Il primo è che il film rappresenta la prova (se ancora ce ne fosse stato bisogno) che ai film della Disney non dicono no nemmeno le star più blasonate; non dice di no nemmeno una del calibro di Angelina Jolie, che della pellicola è la principale protagonista.

Il secondo motivo, che avevamo accennato appena parlando della cara Alice, è che i live action si prendono una buona dose di libertà nel riscrivere e nel re-immafinare le più belle fiabe della Disney. Maleficent ne è il caso più evidente. La Malefica di La bella addormentata nel bosco non aveva nulla di rassicurante; ma la megera nerovestita e cornuta (per una volta non in senso metaforico) del cartone non avrebbe avuto mai e poi mai alcun sentimento materno. E per carità, non parliamo di giusitizia e comprensione.

Eppure la bella e assai poco spaventosa verisone di Malefica della Jolie si erge a una sorta di fata madrina dei boschi e di una Bella addormentata che si conferma così come il suo nome la descrive. Bella e anche tanto addormentata.

Del resto un live action è un adattamento, non la riproduzione fedele di quanto si vede nella versione animata.

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Quando al Disney si mette a parlare cinese

Lo ha fatto, per la precisione, nel pieno della cosiddetta Era Rinascimentale, quando il mondo intero fa la conoscenza di Mulan, il film d'animazione del 1998 diretto da Tony Bancroft e Barry Cook. Lo ha fatto con il sequel del primo lavoro di animazione. E lo farà anche nel futuro prossimo, visto che i piani per un adattamento live action da lungo tempo non sono più un segreto.

Anzi, tra gli appassionati di cinema ha tenuto banco a lungo la scelta del regista. A sedere dietro la macchina da presa ci sarà la neozelandese Niki Caro, diventata famosa per La ragazza delle balene. La major ha deciso di affidare a lei l'adattamento del film che racconta la storia di una giovane cinese che decide di andare in guerra, travestendosi da uomo (perché le donne non potevano combattere). La sceneggiatura del live action è opera di Rick Jaffa e Amanda Silver, sceneggiatori di Jurassic World, Avatar 3, L'alba del pianeta delle scimmie e di altri film di successo. Il film sarà prodotto anche da Bill Kong (che ha lavorato per La tigre e il dragone), oltre a Chris Bender, Jason Reed e Jake Weiner. 

Ma c'è un ma. Le perplessità e le curiosità di molti ruotano proprio attorno alla libertà narrativa che gli ultimi adattamenti live action si sono presi nei confronti dei classici Disney. Un alibertà che questa volta potrebbe essere sacrificata in virt di una maggiore fedeltà all'originale. Per andare dritti al punto: Mulan è un'eorina cinese. Lo sarà anche l'attrice che la interpreterà sul grande schermo?

Per Mulan live action il cast è ancora tutto da definire. Alla Disney stanno però continuando a pervenire delle richieste di scegliere attori realmente cinesi, e la casa di produzione ha confermato di avere proprio queste intenzioni. Sarebbero addirittura stato assunti diversi consulenti cinesi, per non rischiare degli sbagli clamorosi che potrebbero inficiare la credibilità del film.

Insomma, questa volta il rischio di whitewashing sembra essere scongiurato.

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Fedeltà all'originale: questo è il dilemma

Lo è davvero, nella misura in cui i live action sono adattamenti sempre più numerosi e sempre più "liberamente adattati". Il problema è noto da sempre e con più serietà a tutti coloro appasionati di animazione nipponica. L'anime che diventa un film è l'incubo notturno di tutti gli appassionati del genere.

Difficile dar loro torto: in Giappone è prassi realizzare un adattamento live action delle serie anime più di successo del momento. Ma si tratta di film che ovviamente hanno una distribuzione unicamente nipponica. Quando l'Occidente si interessa e scende in campo, tuttavia, i risultati sono per lo più catastrofici. Un esempio? Basta citare quello scempio che è stato Dragonball Evolution. Praticamente un film dell'orrore più che un live action di Dragon Ball.

Da allora pare che Hollywood abbia cercato di correggere il tiro e uno dei grandi titoli in prossima uscita – l'adattamento di un mostro sacro come Ghost in the Shell, con la bella Scarlett Johansson – promette bene...

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